Ricerca scientifica, prevenzione e cura

dei disturbi dell’apprendimento e del comportamento.

Progetto di screening e intervento precoce socio-interazionista per famiglie di bambini con ritardo di linguaggio

5 ottobre 2016

ritardo-fonologicoI bambini con ritardo di linguaggio costituiscono una popolazione molto ampia (tra il 13 e il 17% tra i 24 e i 36 mesi di età) e, nonostante un apparente recupero frequentemente mostrano sequele di fragilità linguistica nel passaggio da linguaggio orale a linguaggio scritto.
Grazie alle conoscenze scientifiche oggi raggiunte, alle esperienze cliniche maturate e alla disponibilità di criteri e strumenti di osservazione condivisi a livello internazionale, il numero di bambini con ritardo di linguaggio identificati precocemente sono in costante aumento e questo implica una riorganizzazione dei servizi clinico-sanitari del territorio e, in particolare, nuovi modelli di presa in carico differenziati sulla base delle caratteristiche dei bambini e del contesto familiare ed educativo. In alcuni casi, infatti, la scelta può essere quella di non intervenire direttamente sul bambino ma di attuare trattamenti indiretti centrati sulla famiglia, in particolare per bambini di età inferiore ai 3 anni e/o con condizioni di ritardo di linguaggio non associate a fragilità in domini non linguistici (ad esempio, nella sfera dell’attenzione, della motricità, in aspetti socio-pragmatici o della regolazione emotiva) (Bonifacio e Havstja Stefani, 2013). In questi programmi, la cui efficacia è dimostrata da numerosi studi (Roberts e Kaiser, 2011; Falkus et al, 2016; Suskind et al, 2016), i genitori sono impegnati in differenti setting interattivi con il propri figli (gioco simbolico, contesti di lettura dialogica, giochi ritmico-musicali) e promuovono azioni comunicative intenzionali, comportamenti che necessitano attenzione congiunta e uso del linguaggio (Bushmann et al, 2008; Girolametto, Weitzman e Earle 2012).
Un intervento di tipo questo tipo, rivolto alle famiglie di quei bambini che fra i 2 e i 3 anni presentano un ritardo nell’acquisizione del linguaggio, in assenza di accertati disturbi neurologici, sensoriali, cognitivi e relazionali risponderebbe contemporaneamente alle esigenze di prevenzione e di riduzione delle sequele neuropsicologiche e sociali dei disturbi di linguaggio.
Potrebbe, infine, se adeguatamente seguito da un follow-up longitudinale sino all’ingresso nella Scuola Primaria, consentire lo svolgimento di uno studio volto a determinare sia le traiettorie evolutive dei bambini con ritardo di linguaggio, sia l’effettiva l’efficacia di un intervento precoce.

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